Autore Topic: L'esordio della MTB  (Letto 1856 volte)

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L'esordio della MTB
« il: Dicembre 21, 2014, 17:31:35 pm »
Nel 1933, negli Stati Uniti, Ignaz Schwinn iniziò a produrre e a commercializzare una robustissima bicicletta, la Schwinn Excelsior, adottata, per la sua indistruttibilità, dai fattorini che consegnavano i giornali a domicilio. Quando, verso la fine degli anni ’70 in California, un gruppo di pazzoidi si inventò le gare ciclistiche di discesa, la vecchia Schwinn Excelsior si dimostrò l’unica bicicletta abbastanza robusta in grado di sopportarne le sollecitazioni. Perché andare solo in discesa? Gary Fisher, uno dei primi mountain biker, diventato poi industriale del settore, applicò alla sua Schwinn i cambi di velocità, rielaborò la geometria rendendola più rigorosa, migliorò i freni, aprendo così la strada alla moderna Mountain Bike. Altri nomi si legarono agli esordi della MTB: Joe Breeze, che intuì l’importanza della geometria del telaio per una MTB efficiente e creò, a partire dalla forma dell'Excelsior, un nuovo modello con struttura in acciaio molto più leggero; Charlie Cunningham e Tom Richey che creò lo Stumpjumper, uno dei modelli più famosi della sua azienda, la Specialized.

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Re:L'esordio della MTB
« Risposta #1 il: Dicembre 21, 2014, 17:32:14 pm »
Il mito: la Repack
La nascita ufficiale della MTB si può far coincidere con la mitica Repack, la prima gara di discesa organizzata dal Velo Club Tamalpais di Marin County, in California, il 21 ottobre 1976. Il nome deriva dal verbo “to repack”, ovvero “ripristinare il grasso bruciato nei mozzi”. La grande pendenza e le numerose curve del percorso surriscaldavano i freni antiquati vaporizzando il grasso del mozzo. Ad ogni discesa bisognava re-ingrassare la bicicletta. La gara si svolgeva su un tracciato pieno di curve, di soli 1800 metri di lunghezza e circa 400 di dislivello. Alan Bonds fu il vincitore della prima edizione: quando si posò il polverone, ci si accorse che era l’unico dei 10 partenti arrivato al traguardo in piedi. Gary Fisher mantenne per anni il record del tracciato, percorso a quasi 25 miglia orarie di media. L’ultima edizione si tenne nel 1984.

Il Rampichino
Rampichino, come l’uccellino che si arrampica sugli alberi, fu il nome dato alla prima mtb italiana, prodotta a partire dalla primavera del 1985 dalla ditta Cinelli. Fu proposta al pubblico italiano dal mensile naturalistico “Airone”. Fino ad allora la bici fuoristrada in Italia era praticamente sconosciuta. La lungimiranza di Cinelli fu premiata: l’idea piacque, e così anche il nome che divenne sinonimo in Italia di mtb. Gary Fisher fu il primo distributore negli USA delle mtb Cinelli. Intorno all’azienda, che organizzò la prima gara di mtb in Italia, si raccolsero i primi biker nostrani, che fondarono il primo club. Nel corso degli anni le MTB hanno avuto una grande evoluzione tecnica: sono molto diverse dalle prime biciclette con le quali Gary Fisher, Joe Breeze, Charlie Cunnigham e Tom Richey scendevano a precipizio dalle alture della California.

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Re:L'esordio della MTB
« Risposta #2 il: Dicembre 21, 2014, 17:33:11 pm »
Il telaio
Il telaio è l’elemento che ha subito la maggiore trasformazione, nella forma e nei materiali. Si è ridotto di dimensione, con uno spazio del trapezio centrale più corto, in modo da rendere più rigida l’intera struttura, e quindi più manovrabile e sicuro il mezzo. Dopo i primi telai in acciaio si è passati all’uso dell’alluminio, molto più leggero ma meno resistente alle sollecitazioni. E' stata la volta quindi del titanio: leggero, resistente ma molto costoso. Infine il carbonio, fino ad allora un materiale poco utilizzato. Le caratteristiche dell’alluminio, che offre un buon compromesso fra durata, peso e costi, ha spinto le aziende a studiare nuove tecnologie di lavorazione come le trafilature a freddo, e nuovi sistemi di giunzione. Oggi è il materiale più usato nella costruzione dei telai. Per l’escursionismo o l’agonismo è più adatto un telaio di piccole dimensioni, leggero e resistente alle sollecitazioni, mentre per il cicloturismo conviene orientarsi verso un telaio più grande, più pesante ma con una stabilità migliore in discesa e nelle curve.

Le forcelle
Nei primi anni '90 iniziarono a comparire sul mercato le prime forcelle anteriori ammortizzate, in grado cioè di assorbire le vibrazioni trasmesse dal terreno. Non erano regolabili ed avevano una corsa inferiore ai due centimetri. Si consideri che lo standard attuale per il cross country, ovvero il modello usato nelle gare ciclocampestri, è di 7-8 cm di escursione (addirittura 18-20 cm nei modelli da downhill, cioè da discesa “estrema”). Nei modelli moderni si può regolare la velocità di compressione e ritorno, e la risposta alle sollecitazioni adattandola al peso ed alle capacità del ciclista. Oggi le mtb full suspended, ovvero ammortizzate sia davanti che dietro, si stanno ritagliando una fetta di mercato sempre più consistente. Le nuove forcelle hanno il pregio di avere pesi contenuti: un telaio con forcella ammortizzata pesa attorno ai dieci chili.

Freni a disco
Sperimentati inizialmente sui modelli di bicicletta da downhill, da 3-4 anni sono stati introdotti anche su alcuni modelli per uso comune. Tra i loro pregi principali la totale affidabilità su fango, bagnato e asfalto, inoltre semplificano l’operazione di smontaggio delle ruote. Per contro, hanno un peso maggiore e non sono ancora compatibili con tutti i tipi di forcelle e di telaio, che devono essere predisposti con supporti particolari. Anche i cerchi delle ruote devono essere realizzati senza la battuta tradizionale per l’appoggio del pattino. Inoltre costano molto di di più dei freni tradizionali.

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Re:L'esordio della MTB
« Risposta #3 il: Dicembre 21, 2014, 17:33:45 pm »
I pneumatici
Le prime biciclette erano costruite con ruote in legno o in ferro: pesanti, rigide, incapaci di assorbire le asperità del terreno. John Boyd Dunlop, veterinario di Dublino, installò sul triciclo costruito per il figlio i primi pneumatici fatti di tela gommata e riempiti d'aria. Ne constatò l’efficienza e quindi ne depositò il brevetto nel 1888. Nel 1891 i francesi Edouard e Michelin inventarono il tubolare di caucciù gonfiabile d’aria, con valvola, posto all’interno di un rivestimento più resistente.
Attualmente il mercato permette una vasta scelta di pneumatici per la mtb. La scelta dipende da fattori spesso in conflitto tra loro, come durata e aderenza, resistenza e leggerezza. Occorre quindi fare la propria scelta tenendo conto dell’uso prevalente.
La dimensione dei pneumatici si misura in pollici, e le misure standard per le mountain bike sono da 1 a 2,7 pollici per il battistrada e 26 pollici di diametro. Le “sculture” di battistrada più usate sono: a carrarmato, con tasselli ben distanziati per il fuoristrada; lisci per dare scorrevolezza su percorsi stradali di asfalto; “nimbus multiuso”, adatti a molti tipi di terreno, efficienti soprattutto sul bagnato. La camera d’aria è il tubo di gomma che ha la funzione di tenuta dell’aria. Più è elastica o spessa e meglio resiste agli urti. Le camere d’aria in lattice resistono meglio alle forature in virtù della loro elasticità: si deformano senza bucarsi, ma sono poco impermeabili all’aria: bisogna quindi gonfiarle spesso. Le camere con il miglior rapporto elasticità/impermeabilità sono costruite con mescole al butyle. Anche gonfiare le gomme è una piccola arte: la pressione elevata nella camera d’aria aumenta la scorrevolezza dei pneumatici, ma facilita le forature. Una pressione inferiore aumenta l’aderenza, diminuendo di conseguenza la scorrevolezza e mettendo a repentaglio la sicurezza dei cerchioni in caso di urti violenti. Occorre quindi tener conto del proprio peso, dello stato del terreno che si intende affrontare e della rigidità dei cerchi per trovare la pressione ideale al nostro tipo di pedalata.

Il cambio
Per faticare meno in salita è indispensabile l’uso del cambio, cioè del meccanismo che consente di impostare diversi rapporti, ovvero diverse combinazioni tra la guarnitura e i vari pignoni allo scopo di ottenere il miglior rendimento nella pedalata. Il cambio standard montato oggi su una mtb consiste di una cassetta da 9 rapporti ed una guarnitura con 3 corone, ottenendo 27 combinazioni di cambio diverse. A seconda del terreno sul quale si procede è indispensabile saper valutare con la massima rapidità e precisione qual è il rapporto ideale da utilizzare rispetto alle proprie capacità e allenamento. Il gruppo che va al momento per la maggiore è quello prodotto dalla giapponese Shimano, che sta studiando un tipo di cambio rivoluzionario totalmente elettronico, in grado di cambiare da solo il rapporto secondo la velocità e la pendenza.

Come si vede la mtb ha avuto un’evoluzione tecnica impressionante in ogni suo particolare, allontanandosi moltissimo dalle bici usate dai pionieri della bici fuori strada. Ogni componente, dal telaio al cambio, dai pedali al manubrio e alla sella, è notevolmente migliorato e permette ad ogni biker di scegliere il mezzo pià adatto alle sue capacità e preferenze, con una offerta vastissima di modelli, marche e prezzi.